Article published by Voceditalia.it – Year: 2017 – Language: Italian

Chiusa per 4 volte dal regime di Miloševic, ha utilizzato internet e studi clandestini per le
trasmissioni Belgrado, è il 26 marzo 1999. Da quasi tre ore è passata la mezzanotte quando
due tecnici del Ministero delle Poste Jugoslavo e dieci poliziotti spengono la frequenza 92.5
MHz di Radio B92. Viene notificato il motivo: un banalissimo cavillo tecnico. Due giorni prima,
il 24 marzo, veniva arrestato l’editore dell’emittente, Veran Matic. Lo scenario che si prospetta
all’orizzonte è quanto mai nebuloso. A Rambouilleit sono falliti i tentativi di mediazione tra
governo federale ed il cosiddetto gruppo di contatto formato da USA, Russia, Francia,
Germania, Regno Unito ed Italia. E’ l’atto finale di un decennio di instabilità nell’intera area
dell’ex-Jugoslavia iniziata dopo la caduta del muro di Berlino con un rigurgito di nazionalismo
serbo cavalcato dal presidente Slobodan Miloševic. A seguito di referendum popolari Slovenia
e Croazia avevano proclamato l’indipendenza nel 1991. Con l’obiettivo di radunare tutte le
popolazioni serbe sotto un unico grande stato, la Grande Serbia, Miloševic aveva lasciato
l’indipendenza alla Slovenia ed attaccato con l’esercito federale jugoslavo e truppe paramilitari
la Croazia. Nel 1992 quando, a seguito di un ulteriore referendum, la Bosnia Erzegovina
decide di proclamare l’indipendenza, scoppia una sanguinosissima ed atroce guerra. Intanto in
Kosovo si intensificano gli scontri tra UCK, l’esercito di liberazione albanese, la polizia federale
e feroci gruppi paramilitari serbi. La Serbia continua ad isolarsi a livello internazionale e anche
all’interno il Montenegro non riconosce più le istituzioni federali. E’ il caos etnico, civile e
mediatico.Radio B92, fondata nel maggio 1989 come radio studentesca, vive e descrive gli
eventi con imparzialità non allineata al regime, tanto che dopo soli due anni viene chiusa dalle
autorità per il suo ruolo nelle dimostrazioni di Belgrado e per aver osato denunciare
l’isolamento nel quale Miloševic stava trascinando pericolosamente il paese. Nel 1993,
l’emittente si unisce ad altre sette stazioni serbe per formare l´Associazione dei Media
Elettronici Indipendenti ANEM (Association of Independent Electronic Media). Durante il
periodo delle grandi manifestazioni anti Miloševic del 1996, Radio B92 viene chiusa una
seconda volta ma le nuove tecnologie le consentono di utilizzare il web come nuovo mezzo
d’informazione, pubblicando i notiziari sul sito intenret www.b92.net, mentre forti pressioni
internazionali e nazionali forzavano Miloševic ad autorizzarne nuovamente le trasmissioni.
Seguono periodi di repressione. I giornalisti non allineati vengono fatti tacere con ogni mezzo.
Nell’ottobre del 1998 un decreto sull’informazione pubblica concede a Miloševic ogni potere
sui media interni e la possibilità di censurare le trasmissioni radiotelevisive straniere stabilendo
multe esorbitanti per i media locali che violino la legge.Anche le trasmissioni in serbo delle
emittenti straniere Bbc, Voa, Radio Free Europe/Radio Libery e Deutsche Welle vengono
bandite e boicottate. Il 1999 è un anno cruciale per la Serbia e per ciò che resta dell’ex
Jugoslavia. Il 24 marzo, alla vigilia dell’attacco della Nato contro la Serbia, i direttori delle
principali testate giornalistiche del paese vengono invitati ad un incontro con il Ministro
dell’Informazione e gli viene spiegato che “presto sarebbe stato dichiarato uno stato di guerra
e che in quelle particolari circostanze alcune libertà basilari, garantite dalla costituzione,
sarebbero state conseguentemente limitate”. Viene ordinato che tutte le pubblicazione
vengano portate dal Ministro per una ispezione preventiva ed un’approvazione. Il 30 marzo
1999 il sito internet della radio (www.b92.net) saluta i visitatori con questa scritta: “Radio B92,
censurata, continua a vivere sul web”. Il sito aggiorna in tempo reale la situazione dalla
capitale e dalle altre province della federazione sotto attacco della Nato. I notiziari sono
scaricabili in lingua serba e in inglese e vengono trasmessi ogni due ore dalle 12.05 alle
22.05.Dopo lo spegnimento del ripetitore di Belgrado il 26 marzo, il 2 aprile gli agenti fanno
irruzione negli studi della radio impugnando un ordine del magistrato secondo cui il direttore
Sasa Mirkovic viene rimosso e sostituito da Aleksandar Niakcevic, un ex leader studentesco
del Partito Comunista. L’emittente è ora sotto il controllo del Consiglio della gioventù,
un’organizzazione che è collegata ai socialisti del presidente Slobodan Miloševic. Sono i giorni
dei raid aerei della Nato. Belgrado è in ginocchio, il governo vacilla. I locali, le frequenze e il
nome di B92 vengono danneggiati e boicottati dagli uomini del regime in un disperato tentativo
di imbavagliare la radio. Anche il sito web, che era arrivato ad oltre un milione di accessi al
giorno, viene oscurato. “Siamo stati e siamo indipendenti”, dichiara ancora una volta Veran
Matic. La radio riprende momentaneamente a trasmettere, con il nome B2-92, utilizzando
frequenze e studi di fortuna. Inizia allora un’esistenza clandestina con trasmissioni audio e
video prodotte da studi segreti. I programmi radio e le produzioni televisive vengono spedite
via satellite e via Internet agli altri membri dell’ANEM che coprono con i loro segnali quasi tutto
il territorio nazionale e ad altre stazioni oltre frontiera in Bosnia e Romania. Le pagine web di
B2-92 vengono ospitate dal provider Olandese XS4ALL. Il segnale dell’emittente viene
trasmesso in tutto il mondo attraverso lo streaming audio. E’ il primo grande impatto mediatico
in Europa che unisce ùinternet alla radio per un evento di rilevanza storica. Dopo l’episodio la
censura si inasprisce ed il centro stampa dell’esercito jugoslavo emette un “Codice di condotta
per i corrispondenti stranieri nella Repubblica federale di Jugoslavia in tempo di guerra”, che
impone il controllo da parte del Centro di tutto il materiale trasmesso o scritto, proibendo nello
stesso momento le dirette. Si abbatte la censura anche sui server internet e la violenza nei
confronti dei giornalisti, così nel maggio del 2000 quello che resta di Radio B92 viene chiuso
per la quarta volta, nonostante l’avvicendamento di uomini di fiducia di Miloševic alla guida
della stessa. E’ il 17 maggio 2000. Passamontagna sul volto e mitra in mano, alle due del
mattino decine di agenti fanno irruzione nel palazzo Beogradinka, nel centro di Belgrado.“E’
calato il buio sui media, il potere ha deciso di passare alla dittatura aperta”, denunciano gli
oppositori in un comunicato congiunto ed invitando la gente a scendere in piazza. Con Radio
B92 viene chiusa Radio Index e Studio B TV. L’etere rimane univocamente volto a Miloševic
che, tramite il sito ufficiale del regime, spiega al mondo il perché delle azioni terroristiche,
definite ‘buone e giuste’, portate avanti nei confronti dei kossovari. Qualche giorno dopo viene
chiusa Radio Pancevo, emittente seguitissima che trasmette dal centro industriale a una
decina di chilometri da Belgrado. Molti giornalisti che lavoravano per testate indipendenti
vengono arrestati sulla base del decreto del Governo Federale riguardante l’applicazione della
legge sulle procedure criminali durante lo stato di guerra, mentre altri giornalisti vengono
arruolati forzatamente nell’esercito per sottrarli al loro lavoro (si calcolerà che il 30% dei
giornalisti che lavoravano per media indipendenti erano stati chiamati a servire la
patria).Miloševic si ricandida alle elezioni del 24 settembre 2000, grazie ad una riforma
costituzionale, ma viene sconfitto da Vojislav Koštunica, un nazionalista moderato a capo di
tutta l’opposizione, e il 6 ottobre è costretto, dopo una grande manifestazione sfociata
nell’occupazione del parlamento, a riconoscere la sconfitta. Il 5 ottobre del 2000, con la caduta
del regime di Miloševic ed in seguito ad un’ampia richiesta popolare, radio e Tv B92
riprenderanno a trasmette. A più di sei anni dalla fine del conflitto e di quei terribili giorni, la
Serbia non ha conosciuto la piena libertà d’espressione. Nella difficile situazione mediatica del
dopo conflitto, Radio B92 rimane tutt’oggi una delle voci libere del paese, facendosi portavoce
e garante anche delle opinioni degli ex-persecutori.
(Marcello Peluso – voceditalia.it)

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