Il tuo dispositivo è stato hackerato. Ma quale?

Rieccolo, il mio amico “pescatore” mi riscrive “Il tuo dispositivo è stato hackerato”.

Il phishing è un tipo di truffa che il mio amico phisher (suona come fisherman in inglese, “pescatore”) cerca di perpetuare cercando di farsi pagare puntando sul senso di colpa che scaturisce nell’essere “beccato” su siti poco raccomandabili (probabilmente, ma non lo dice, siti prono).

Ma quale dispositivo ha hackerato? E come faccio a pagarlo? Vorrei saperlo e gli rispondo.

Impariamo a sopravvivere alle email di SPAM.

“Ciao!” | Ehi eccoti di nuovo. Ciao come stai?

“Ho hackerato il tuo dispositivo” | Hai fatto bene, quando ti annoi vieni a trovarmi più spesso.

“perché ti ho inviato questo messaggio dal tuo account.” | E avresti potuto inviarmi un’email, perché tanto sbattimento?

“Se hai già cambiato la tua password, il mio malware lo intercetterà ogni volta.” | Non penso ci sia bisogno, non cambio password dal 1998.

“Potresti non conoscermi e probabilmente ti starai chiedendo perché stai ricevendo questa email, giusto?” | Ma come? Non ti ho riconosciuto? Un amico di penna di tante avventure come te.

“In effetti, ho pubblicato un malware su siti per adulti e so che hai visitato questi siti per divertimento (sai cosa intendo).” | E sì, ne avevamo parlato anche nell’email precedente, non ricordi?

“Mentre guardavi video clip il mio trojan ha iniziato a funzionare” | Però te l’ho spiegato anche l’altra volta, non mi mandare “il trojan” ma “la trojan” altrimenti non so che farmene!

“come RDP (desktop remoto)” | Ehm… sì, il GDPR l’ho firmato, se non sbaglio… nel caso inviamelo di nuovo, và!

“con un keylogger che mi ha dato accesso al tuo schermo oltre che a una webcam.” | I kelloggs sullo schermo? Io ne avrei fatto un miglior uso.

“Subito dopo, il mio programma ha raccolto tutti i tuoi contatti da messenger, social network e anche via e-mail. Quello che ho fatto?” | Con tutti quei contatti ti sarai creato un account come influencer mi auguro.

“Ho fatto un video a doppio schermo.” | Hai fatto bene, vanno molto i video degli influencers.

“La prima parte mostra il video che hai guardato (hai buon gusto, sì … ma strano per me e altre persone normali), e la seconda parte mostra la registrazione della tua webcam.” | Ah quindi anch’io posso fare l’influencer ora?

“Cosa dovresti fare?” | L’influencer… no?

“Bene, penso che 249€ siano un prezzo equo per il nostro piccolo segreto.” | Sì dai, il commercialista prende di più. Per iniziare la mia nuova vita da influencer è un prezzo ragionevole.

“Effettuerai un pagamento in contanti bitcoin cash (BCH) (se non lo sai, cerca “come acquistare denaro in bitcoin cash” su Google).” | Ok, ok in contanti… è per via della fattura, vero? Occhio che ti beccano però se continui ad evadere l’IVA.

“Indirizzo BCH: qqkwx0sqjs9usjud68vkwgdtpzgp9fkf2s62n2n8lz
(Questo è CASE sensitive, per favore copialo e incollalo)” | Ah te li devo spedire? Ok metto tutto in busta… indirizzo Casa Sensitive… è il nome del condominio? via qqkwx0sqjs9usjud68vkwgdtpzgp9fkf2s62n2n8lz … che nome difficile, il postino lo capirà?

“Osservazioni: Hai 2 giorni (48 ore) per pagare. (Ho un codice speciale e al momento so che hai letto questa email).” | Perfetto dammi il codice che lo inserisco sulla busta. Però oggi è sabato, prima di lunedì non riuscirò ad inviarlo, le Poste sono chiuse.

“Se vuoi ottenere delle prove, rispondi “Sì!” e invia di nuovo questa lettera a te stesso.” | E non ho capito, devo inviare una lettera anche a me? Non basta la ricevuta di ritorno?

E manderò definitivamente il tuo video ai tuoi 11 contatti. | Ci deve essere un errore, non ho solo 11 contatti. Se vuoi ti passo gli altri, con 11 contatti devi faticare molto per diventare un influencer.

Questa è un’offerta non negoziabile, quindi per favore non sprecare il tempo personale. | Hai ragione corro in posta altrimenti chiude!

Stai attento la prossima volta! Addio! | Riguardati anche tu, bacioni.

Tra Populismo e Liberalismo: tre ragioni per cui non capisci più la politica
Liberalismo e populismo

Article published by Fanpage.it – Year: 2018 – Language: Italian

FanpageSe hai superato gli -enta o gli -anta come me e, pur seguendo la politica da anni, inizi a non capirci più nulla, non preoccuparti: è solo la sindrome da piano cartesiano.

Bei tempi passati quelli della Cortina di Ferro! Tanti capelli in più, la giovinezza spensierata ed un mondo bipolare in cui potevi scegliere se stare al di qua o al di là del muro, oppure a destra o a sinistra del Parlamento.

Ti hanno sempre detto che il mondo è bipolare e che al massimo potevi scegliere di essere di destra o di sinistra, visto che anche quando preferivi esser di centro, non era mai un centro puro, ma sempre un centro-destra o un centro-sinistra.  Poi d’improvviso ti cambia il mondo attorno. Arrivano i populisti, come un esercito di cavallette che inonda il tuo ordine politico e mentale, e inizi a chiederti: “e ora? Io cosa sono?”

Come viene brillantemente descritto da Alfredo Santaniello in “Le radici economiche del populismo occidentale”  (Olisterno Editore), riprendendo il modello euristico della competizione tra partiti nelle democrazie occidentali di Inglehart e Pippa Norris, posso sintetizzare in tre punti la chiave di lettura della confusione che oggi attanaglia le nostre menti dicotomiche:

  1. Non è vero che la destra e la sinistra non esistono più. Esistono ma li stai leggendo su un asse ti carattere economico. La destra è libero mercato e intervento minimo dello Stato negli affari economici, deregulation e tassazione bassa. La sinistra è invece per un maggiore intervento dello Stato a regolare le questioni di carattere economico, un più incisivo welfare sociale, e per una redistribuzione della ricchezza verso le fasce meno abbienti della popolazione. Tutte distinzioni ancora valide anche nello scenario economico attuale.
  2. Il populismo è sia di sinistra che di destra. Se ci spostiamo dal piano economico a quello più propriamente culturale, il populismo si contrappone al liberalismo, su di un asse che potremmo raffigurare in modo verticale. Il populismo è per una leadership forte, un più marcato nazionalismo che esalta i valori della trazione e ha una spinta è anti establishment (definita in Italia in vario modo: radical chic, buonisti, ecc). Il liberalismo invece è per un mondo multiculturale, preferisce il dialogo tra le parti ad una leadership unica, ed è per ridurre le barriere nazionali.
  3. Devi considerare lo scenario politico su due assi. Lo so, in un mondo che va sempre più verso la dicotomia dei neuroni (o è tutto bianco o è tutto nero, o sei per il governo giallo-verde o sei del PD, o sei fascista o sei comunista, o sei buonista o cattivista, o via tutti gli immigrati o accogliamoli tutti, ecc.) il quadro politico, non solo italiano ma di tutte (o quasi) le democrazie occidentali, è diventato (o diventerà) a doppio asse. Vi sono pertanto populisti di destra e populisti di sinistra, liberalisti di destra e liberalisti di sinistra, con almeno un centinaio di sfumature di grigio che faresti bene a considerare (prima di perdere totalmente la capacità di discernere e il dono della discrezionalità).

Qualcosina è più chiara ora? Divertiti a porre le tue idee sugli assi e, se riesci, anche i partiti politici che conosci. Infine, se hai amici o colleghi di partito confusi, puoi aiutarli condividendo questo articolo.

Norway, Discovering the Land of Trolls

Article published by The Nation Junior – Year: 2006 – Language: English

The Nation

People come to Northern Norway not only for the auroras and to see its Arctic landscape, but also to hunt for trolls, the mythical creatures rumoured to hide in the forests and mountainsides.

These “nordmenn” (men of the north) are generally believed to have supernatural powers and offer good luck. Supposedly, trolls are as blind as a bat and can’t see their own hand in front of them. Legend says the worst thing you could do near a troll is to be happy; they hate happiness and things that make people happy. So we have to be careful to not make a troll mad.

troll

Trolls can only come out of their hiding-places after sunset and they disappear again before sunrise. Most trolls live to be hundreds of years old and there are plenty of rock formations with troll-like features. In fact, legend says trolls hate daylight and if they are caught in the sun, they turn to stone. Direct exposure to the sun can cause them to crack, turn into stone and possibly burst.

Because of their extremely shy nature, ability to transform themselves and other supernatural skills, they continue to fascinate visitors from generation to generation.

After three days of travelling from the capital Oslo to Trondheim and passing through Bergen, also known as the city of fish, we had not seen a troll. But on the other hand, we could see the spectacular panorama of the fjords. In Norwegian, the word “fjord” means “bay that penetrates inland.” The North Sea coastline breaks inland in a highly complex manner creating the landscape.

We took a boat in order to cross one of fjords we encountered on our way. The colours are very strong as if they had been painted, and the only sounds we hear are from gulls that get close enough to eat breadcrumbs from our hands.

Fjords appear to be lakes, but they are actually a marriage of enormous mountains and ocean that seem to be waging an eternal battle below.

According to my travel brochure, “When the sun disappears at the end of November, you can experience the magical Northern Lights, the spectacular colourful light show that lasts for hours. Until the sun returns again at the end of January, you can experience the blue daylight that is unique to North Norway.”

It’s not summer, when 24 hours of daylight can be fully exploited for activities, but it’s not yet winter, when we could see the unique show of aurora.

The street has a lot of bends and hardly any other cars were on the road. Eventually we arrived at a surreal wilderness with calm lakes and ice-mountains. We stopped the car and got out. There were no sounds, people or animals. The air was cold, but had no humidity. Our mobile phones were out of range. It seemed to be on another planet.

Before getting back into the car to leave the area, something caught my eye under a tree – a man with a long crooked nose, four fingers and toes on each limb, and a long bushy beard. Rushing to get a closer look, we find it’s only statue with a sign reading “Welcome to Trolls’ Land.”

Il tuo account è stato hackerato. Sopravvivere alle email di ricatto

Gira da qualche tempo in rete un tentativo di estorsione via posta elettronica da parte di sedicenti pirati informatici, che chiedono il pagamento di un “riscatto” in criptovaluta. La polizia postale avverte: “E’ un’invenzione dell’autore del reato, elaborata al solo scopo di gettarci nel panico ed indurci a pagare la somma illecita”. E’ arrivata anche a me… e ho voluto rispondere.

Impariamo a sopravvivere alle email di SPAM.

“Salve!” | Ciao

“Come avrai già indovinato, il tuo account e stato hackerato, perché e da li che ho inviato questo messaggio. :(” | In verità non l’avevo indovinato… ma poi quale account?

“Io rappresento un gruppo internazionale famoso di hacker.” | E vabbè se sei famoso dimmi il nome, almeno ti faccio pubblicità.

“Nel periodo dal 22.07.2018 al 14.09.2018, su uno dei siti per adulti che hai visitato, hai preso un virus che avevamo creato noi.” | Quale? Youporn or Liberoquotidiano.it?

“In questo momento noi abbiamo accesso a tutta la tua corrispondenza, reti sociali, messenger.” | Sai che palle? Non riesco a starci dietro io figurati tu…

“Anzi, abbiamo i dump completi di questo tipo di informazioni.” | Il cheee?

“Siamo al corrente di tutti i tuoi piccoli e grossi segreti, si si… Sembra che tu abbia tutta una vita segreta.” | Non riesco a gestire una vita normale figurati due, di cui una segreta. Vabbè ma che hai scoperto?

“Abbiamo visto e registrato come ti sei divertito visitando siti per adulti… Dio mio, che gusti, che passioni tu hai… 🙂 ” | Modestamente, ma posso fare di meglio!

“Ma la cosa ancora piu interessante e che periodicamente ti abbiamo registrato con la web cam del tuo dispositivo, sincronizzando la registrazione con quello che stavi guardando!” | E me lo dicevi, ti mandavo io i video con una luce migliore che metteva in risalto certe parti… capisce ‘a mme 😉

“Non credo che tu voglia che tutti i tuoi segreti vedano i tuoi amici, la tua famiglia e soprattutto la tua persona piu vicina.” | …Ehm non sono i segreti a vedere gli amici, ma gli amici a vedere i segreti…. la consecutio temporum Google Translate non la gestisce ancora bene.

“Trasferischi 300$ sul nostro portafoglio di criptovaluta” | Va bene, dai, 300$ si può fare…

“Bitcoin.1DvtPpWyTurqCD7h5WhxJdF6kRvwxTX6KP” | Ehhh? E come si fa? Mi vuoi mandare qualche informazione in più? Che so un link?

“Garantisco che subito dopo provvederemo a eliminare tutti i tuoi segreti!” | Se garantisci allora mi fido. Poi hai detto che sei famoso…

“Dal momento in cui hai letto questo messaggio partira un timer. Avrai 48 ore per trasferire la somma indicata sopra. Appena l’importo viene versato sul nostro conto tutti i tuoi dati saranno eliminati! Se invece il pagamento non arriva, tutta la tua corrispondenza e i video che abbiamo registrato automaticamente saranno inviati a tutti i contatti che erano presenti sul tuo dispositivo nel momento di contagio!” | Ma i miei contatti hanno già i miei video, quelli con la luce migliore, ecc… anzi se mi paghi 300$ li mando anche a te. E’ un affare!

“Mi dispiace, ma bisogna pensare alla propria sicurezza! Speriamo che questa storia ti insegni a nascondere i tuoi segreti in una maniera adeguata! Stammi bene!” | Stammi bene pure tu. E concordo: speriamo che questa storia insegni a tutti i miei contatti che credono e sharano qualsiasi bufala gli passi sotto il naso, che basta accendere il cervello e non solo il cellulare

Is your Coffee Business in the Marketing 4.0 Era?

Article published by CoffeeBI – Year: 2018 – Language: English

To be or not to be digital, that is the question. After surviving the long 4Ps period (Product, Price, Place, Promotion) and arriving in the internet era that boosted us into the 4Cs period (Customer/Consumer value, Cost, Convenience, and Communication), it’s time to combine online and offline interactions between companies and customers.

If you bought some Facebook advertising for your coffee shop and you are now disappointed, or you spent a fortune to be at the top of the first Google page but your business is going wrong, the bad news is that digital is not enough.

I know, for years we have been invited to become ever more digital because,“this is the digital economy, baby”, but this digital interaction alone is not sufficient.

Some analysts suggest that in an increasingly online world, offline touch represents a strong differentiation. That’s right, but it’s probably not the real issue.

Let’s try to reformulate that sentence: In a world increasingly made of products that are commodities, service is a strong differentiation.
Some questions to ask ourselves may be: do my customers really perceive the difference between my products and my competitors’ ones? And what about my activity and that of my competitors?

“Quality” is absolutely the right answer, but this factor impacts between 10% to 30% of your product value in a commodity world, the rest is made from service.

Back to basics. In 1.0 marketing, marketers were (or are!) concerned about the selling of their products; in 2.0 marketing, the priority is “customer need”; in 3.0 marketing more value was placed on triggering the human spirit.

Nowadays, the economy of “sharing”, the “now economy”, omnichannel integration, relationship marketing, and social CRM are pushing us to a convergence between digital and traditional marketing.

The more we become social, the more customers want something that has been created specifically for them.

In this transition era a new marketing approach is required, which must adapt to the different paths taken by consumers in the digital economy, customers should also be accompanied at every stage of their journey.

Philip Kotler, father of marketing, points out how important it is to think of the customer journey with a new 5As approach: Aware, Appeal, Ask, Act, and Advocate.

  • Aware: Where have your clients been exposed to your brand name? And where or whom have they heard from?
  • Appeal: Where have your clients seen or heard about your products? This step is important to develop a short-term memory for your clients.
  • Ask: What are the touch points (online and offline) you set for people questions?
    Act: This doesn’t mean just purchase. It means, above all, customer experience.
  • And experience means service, service, service. Here you can find 70-90% of your value (remember? 10%-30% is made of quality of products).
  • Advocate is retention, repeat visits, and making customers love your products and services. What is a good strategy to build more brand ambassadors?
The Power of Now Economy in the HoReCa World

Article published by CoffeeBI – Year: 2018 – Language: English

Think about how we order meals, find a hotel, suggest a restaurant to friends, even how we take a coffee in some coffee shops, where we can skip the queue with a smartphone app. Our everyday consumer world has been disrupted beyond recognition.

Again, look at consumers’ behaviour over the last few years and how they have embraced immediate communication and instant service faster than many forecasters expected.

Amazon has just launched two new services for a generation of impatient digital natives, who crave instant gratification and immediate satisfaction. And are you carrying out a customer satisfaction survey on your clients the day after (in the best case) they had their experience with your product or into your shop? Yesterday may as well be one year ago.

Ten minutes after living their experience, your customers are already on TripAdvisor to write their feedback, or on Facebook to post about their experience.

So, welcome to the so-called NOW ECONOMY. For better or worse, we have to face this new lifestyle of carrying out instant interactions and highly individualised customer experiences.

These experiences are increasingly context-driven across all devices, tools, and applications, that are revolutionizing the way people consume, communicate, collaborate, and engage in both their personal and professional lives.

It’s estimated that one bad review overrides at least 30 good ones in any one of the popular review websites. People grade their experience in real time, and in a different way. How can you catch and keep your customers if you don’t have the time, tools, and budget to fight against the influence of the net?

It’s important to intercept clients’ feedback in the first 30 minutes after their experience, take an action either when they are satisfied (a reward program?) or unsatisfied (a recovery program?), and do re-marketing campaigns to consolidate their positive opinion, or give them a second chance to change their mind, if they had a bad experience with you.

Today you can make yourself a part of the now economy in a simple way. Technology is important but it’s not enough. You need technology and professionals, a new mindset without any big budget.

Three Limits of Your Paper Loyalty Card

Article published by CoffeeBI – Year: 2017 – Language: English

Loyalty programs are a must and a well-established practice in the everyday commerce of shops and nowadays most coffee shops and restaurants propose a simple strategy based on 10 stamps for 1 free product.

Nothing more effective than that, isn’t it? But in a so crown world, are you sure this strategy is still valid? Let’s consider 3 troubling points that could fail your strategy:

1. A paper loyalty card doesn’t remind your customer that you exist

In my wallet, I have about 5 cards (2 supermarkets, 1 petrol station, 1 electronic chain, and 1 coffee shop). I always forget to take out 3 out of these 5 cards and I never remember which coffee shop’s card in my neighbourhood is in my wallet and eventually I don’t remember to show it up when I’m shopping.

I’m a marketing man and probably I’m more attentive than a regular client. So what about your clients? I doubt that a paper card will have a different destination other than just going in the washing machine with your paints.

You should have something that reminds your clients that your card and you still exist, not only when they shop but also (or above all) when they have not been shopping with you for a while. The good news is that technology can help you.

2. You paper loyalty card doesn’t engage your customers

Don’t think that your clients are not sleeping at night because they just need one more stamp to complete their cards.

Engagement is communication and involvement, taking and receiving, doing a question and giving an answer. Of course, a paper card cannot do it, even if it’s well coloured and the point system has a nice design.

The problem is that you should find a way to engage your clients in a different way but time is always limited in your 24h day and your loyalty card is… just a paper card. So what? The good news is that technology can help you.

3. Your paper loyalty card is not social

Communicating is a time-consuming activity and sometimes it’s very expensive. Even if you print flyers and spam your neighbours or use Facebook and try to catch followers, it’s very hard (if not impossible) for you to have coherent communication with your customer’s behaviour.

You should be clustering, analysing and, finally, communicating with your clients. This activity is easy for a big company with a huge budget, but how can small and medium enterprises do it?

Sometimes they lack knowledge and sometimes they lack a dedicated department for it? Eventually, you end up buying massive advertisements on Facebook. But is it the best strategy? The good news is that technology can help you.

 

Relationship Marketing For My Coffee Shop, What On Earth Is It?

Article published by CoffeeBI – Year: 2017 – Language: English

Developing long-term relationships is as difficult as developing a long-term relationship with your partner. You need to always be attractive, comprehensive, attentive and caring your customers.

The biggest coffee shop chains typically invest the most in carrying out sophisticated relationship marketing campaigns, in a strategy that affects every department with a client facing purpose (sales, customer service, shipping, etc.).

Marketing relationship

But how can a corner, little coffee shop, compete with them?

Usually little shops prefer a human and personal relationship in a more traditional way, a method that can involve 2 or 3 clients at least.

Relationship marketing, which some call customer relationship management (CRM), is that part of marketing that focuses on long-term customer loyalty and engagement rather than shorter-term objectives. It creates strong connections between customers and brands that generate leads and spontaneous word-of-mouth promotion among customers.

Think about the online platforms that promise coupons with massive discounts: 50%, 60%, 70% off. The result is unhappiness for the clients (who often find a poor qualitative service or product) and the shopper (who believes he is getting some acquisition but he is just ruining his brand and spreading bad word-of-mouth).

On the contrary, relationship marketing means investing on clients, and it requires innovation, inventive, and a long-term perspective. It’s the contrary of one-shot or short opportunistic initiatives that have the objective to squeeze the clients like milking cows and leave them to their destiny.

What is your experience? How do you keep in contact with your clients?

 

Romano Krlo. Viaggio nel mondo inesplorato dei ROM

A Brescia Bajram Osmani ci apre le porte di Radio Onda d’Urto e del mondo ROM

Alla scoperta della la cultura e degli intellettuali ROM.

L’iconografia, spesso condita d’intolleranza e diffidenza, li vorrebbe tutti confinati in campi nomadi, sporchi e lavavetri, con figli al seguito costretti a chiedere l’elemosina. Giostrai nelle favole, musicisti nella poesia, mendicanti nelle periferie.
Rispetto ad altri popoli, minoranze etniche o sociali, c’è la volontà nell’uomo comune di allontanarne il fisico e la mente, di voltare la faccia o nasconderne socialmente l’esistenza pensando che riguardi altri, che sia un problema di confini territoriali, che “se ne tornassero al loro paese”. Ma quale paese?
Ma se molti li considerano ‘un problema sociale’, la politica li ripone alla voce ‘questione di ordine pubblico’, i ben pensanti evitano semplicemente il discorso o di trovarseli nel raggio della propria circoscrizione.
C’è confusione, molta confusione. Anche sulle origini non c’è piena chiarezza e spesso la confusione viene condita da errate attribuzioni geografiche. Nel volerli rimandare ‘al loro paese’, molti confondono il termine ROM o ‘Romani’ con la radice delle parole Romeno e Romania, individuandone nel paese balcanico, che pur ne ospita una nutrita rappresentanza, la terra di
provenienza. Nient’affatto. Anche il termine ‘gitani’ li vuole provenienti dall’Egitto mentre parte degli storici, basandosi su elementi linguistici, ne attribuisce l’origine agli indeoeuropei, ed altra parte degli storici, basandosi sullo studio di usi, costumi ed usanze religiose, ne fa risalire l’origine ad un ceppo ebraico.
E’ così che, per fare chiarezza, abbiamo deciso di capirne di più entrando nel mondo ROM ‘dalla porta principale’, come più volte ci ha ripetuto chi quella porta ce l’ha aperta con enorme disponibilità, un gentile sorriso e la foga di chi ha tanto da raccontare in poco tempo.
Bajram Osmani è giornalista e commissario per i media dell’International Romani Union, organizzazione non governativa che rappresenta i ROM di tutto il mondo, organizzazione della quale lui è voce ufficiale. Ogni sabato su Radio Onda d’Urto di Brescia (www.radiondadurto.org) si collega con giornalisti, emittenti radio e Tv, uomini politici, intellettuali e professori da ogni parte d’Europa per dar voce ai ROM, a quel popolo invisibile che ci abita accanto, con il quale condividiamo parti di terre che loro, prima di tutti, considerano libere.
Bajram è sempre sorridente, ha la pazienza di chi vuole conoscere e far conoscere, ma diventa focoso e sanguigno quando si parla dell’olocausto del suo popolo nella storia, non solo remota, ma anche recente. Lui stesso, circa 14 anni fa dovette lasciare il Kossovo per sfuggire alle stragi ed all’orrore di quella terra.
“Romano Krlo”, la Voce dei ROM, è il programma che unice in un network di voci le idee dei ROM nel mondo. Mostra con soddisfazione le tessere che lo accreditano come giornalista.
Quando iniziamo a parlare un punto risulta subito di comune accordo: la conoscenza è l’unico antidoto contro l’intolleranza. E’ anche per questo che ci ritroviamo dinanzi ad un microfono, per conoscere un mondo che tutti ignorano.
I telefoni che squillano danno voce a persone da ogni parte d’Europa che ascoltano via internet o via satellite. L’approfondimento è d’obbligo: si parla di diritti umani ma anche e soprattutto di Kossovo. In diretta telefonica con la prima emittente ROM in Serbia, RTV Nisava (www.bahtalodrom.org.yu), il direttore Ferad Saiti ci parla delle potenzialità e delle difficoltà di gestire un centro media ROM, soprattutto in un paese come la Serbia dove ancora si lotta per la libertà di informazione. Nel 2001 la volontà di far tacere RTV Nisava fu ostacolata dalla mobilitazione degli stati
europei che consentirono di non farla chiudere. Un milione di ascoltatori circa segue le emittenti del gruppo e il ruolo sociale di dialogo e diffusione di conoscenza e cultura, di informazione dei diritti, anche quelli elementari, risulta fondamentale.
Al dott. Luigino Beltrami, di Rifondazione Comunista, da sempre sensibile alle problematiche dei ROM, chiediamo come mai ci sia un popolo sotto silenzio, un popolo che ha subito più di un olocausto ma che rispetto ad altri, vedi ebrei ed armeni, continua a non aver voce. “E’ nella natura dei ROM essere un popolo transnazionale, e la mancanza di una terra e quindi di una nazione,
che vuol dire anche istituzioni e cioè qualcuno che li rappresenti, finisce sempre per svantaggiarli. Ma il fatto che non abbiano una nazione non significa che non esistano. Anzi, grazie ad istituzioni come l’IRU e di una classe intellettuale di cui fa parte Bajram Osmani, si sta cercando di incrementare un dialogo con le istituzioni nazionali e transnazionali come l’Unione Europea
intorno a temi caldi e importanti come diritti umani, sanità, scuola, etc…”
Ma nei giorni in cui a Vienna falliscono i dialoghi tra Serbi ed Albanesi per il futuro del Kossovo una nuova minaccia pende sulle teste del popolo ROM: la decisione di rimpatriare nella regione le circa 150.000 persone che sono fuggite dopo la diaspora avvenuta a causa della guerra. Lo ribadisce con forza il Presidente della Federazione ROM della Repubblica Serba, nonché Vice
Presidente del Parlamento Alternativo Internazionale e nuovo eletto al Parlamento della Repubblica Serba, Damianovic, sostenendo che “chi dovesse prendersi la responsabilità di rimpatriare in questo momento storico i ROM in Kossovo, come da accordi del 2003, sarebbe artefice di una catastrofe umanitaria senza precedenti”. Si riferisce alla proposta, o meglio la decisione, del Ministro Tedesco Otto Schily di rimpatriare circa 54.000 persone che rischiano di essere rimandate forzatamente in Kossovo. I più sono ROM, Ashkali e Egiziani Kossovari.
“La guerra in quelle zone – continua il Presidente Damianovic – non è stata solo una guerra tra serbi e albanesi, dei quali si parla, ma ha visto vittime innocenti anche tra i ROM che, non essendo né dell’una né dell’altra parte, sono stati vittime di entrambi gli schieramenti”.
Sulla stessa linea è Bayram Aliti, ex Ministro del Kossovo, ora membro del Parlamento IRU e Presidente del comitato del gruppo di crisi del Kossovo, anche lui in collegamento telefonico.
Bajram Osmani, che di quella carneficina è stato testimone, ci apre le porte della sua casa, un elegante appartamento in centro a Brescia, dove abita con la moglie e i 7 figli. Continua il suo racconto descrivendoci le atrocità delle quali si è macchiata l’UCK, l’esercito di liberazione del Kossovo.
Davanti ad una tavola imbandita di bevande e cibo, l’occasione è buona per conoscere meglio il mondo ROM ed eliminare un pò di quelle leggende che ne ruotano attorno. Ci parla degli intellettuali ROM in Italia, come Alexian Santino Spinelli (www.alexian.it), musicista, poeta, compositore e docente di lingua e cultura romani all’Università di Trieste.
Quando prendiamo la via del ritorno è già buio. La città di Brescia riacquista i suoi colori artificali dei neon e delle luci degli eleganti palazzi del centro. In strada brulica una varietà multietnica di persone indaffarate a prepararsi ai divertimenti del sabato sera. Tra questi ci sono anche dei ROM, come i figli di Baijam. Ma non tutti lo sanno, non tutti se ne accorgono.

Pirati del mare e dell’etere, le radio offshore nella storia della radiofonia europea

Article published by La Voce D’Italia – Year: 2007 – Language: Italian

La Voce d'ItaliaUn vascello è ancorato al molo nel porto di Antwerpen in Belgo. Chi passa sulla banchina non ci fa caso, sembra una delle tante navi dimenticate a far muffa e ruggine, relitto destinato al cimitero delle imbarcazioni. Eppure quella nave ‘acciaccata’ è un pezzo di storia. La “Norderney”, infatti, è una delle prime sfide della radiofonia privata al servizio pubblico in Europa.

E’ il 1960 quando l’imbarcazione di radio Veronica, una vecchia nave faro tedesca chiamata Borkum Riff (la prima delle due, in servizio tra 1960 al 1964), prende il largo a 3 miglia dalla costa olandese in territorio internazionale per iniziare la propria personale sfida alla radiofonia e alla storia. “Gli studi di registrazione erano sulla terraferma” ci dice Federico l’Olandese Volante che di quella esperienza fu protagonista nel 1969 all’esordio della sua brillante carriera e che in quella radio resterà per un anno e mezzo. Nella radio non nella nave: “Le bobine si registravano sulla terraferma – continua – e venivano poi portare sulla nave e messe in onda. Ogni trasmissione durava 58 minuti, nei due minuti di stacco il tecnico improvvisava una diretta e poi riattaccava la bobina della trasmissione successiva. Noi della terraferma non eravamo punibili al contrario di chi era in mare che poteva essere arrestato. Veronica batteva bandiera panamense ed era in acque internazionali (per l’Olanda a 3 miglia dalla costa) e una volta una tempesta ruppe le catene delle ancore, la nave andò alla deriva entrando nelle acque territoriali olandesi. Tutto l’equipaggio fu arrestato”.

Di quell’esperienza, che precederà la consacrazione artistica con Radio Monte Carlo, Federico ne parla ancora con piacere e passione: “Passavamo musica attuale ma anche la musica che le allora radio pubbliche consideravano trasgressiva, band che di lì a qualche anno avrebbero fatto la storia della musica. Non dico che dovrebbero ringraziare noi ma radio come Veronica sono state le prime a seguire i gusti dei giovani dell’epoca”. Per la prima volta andrà on air anche il rock’n’roll in un panorama radiofonico europeo dominato esclusivamente dai colossi come BBC, Radio France International etc.

Radio Veronica non è stata l’unica delle radio offshore. Già nel 1958 Radio Merkut, su nave battente bandiera panamense, inizierà a trasmettere al largo della Danimarca, ostacolata dall’intervento delle autorità e costretta prima a cambiare nave poi a chiudere. E ancora Radio Caroline, con una flotta di ben tre navi, trasmetterà dal 1964 nel sud est dell’Inghilterra. Nello stesso anno Radio Northsee trasmetterà in un primo momento da una postazione fissa in mezzo al mare e dal 1971 al 1974 da una nave a tre miglia dalla coste olandesi (con il nome di Radio Northsee International.) Radio London, meglio conosciuta come Big L, trasmetterà quasi tre anni dal dicembre 1964 all’agosto 1967. In Svezia, Radio Nord sarà on air nel 1961 e ‘62. “Trasmettendo dai mari del nord” continua Federico “si aveva un bacino di utenza enorme: in 150 chilometri ci sono città come Londra, Amsterdam, Bruxelles, Rotterdam. Anche il mercato pubblicitario era appetibile e quindi le radio offshore iniziavano ad essere un business”.

Erano soprattutto gli americani che, attraverso questo mezzo non autorizzato ed a costi bassi, riuscivano a fare breccia nel mercato europeo mantenendo i loro livelli di investimento. Bert Alting, da sempre amante ed appassionato collezionista di tutto ciò che riguarda Radio Veronica, ricorda come, forte di circa 4 milioni di ascoltatori stimati, nel solo periodo tra marzo e novembre 1963 la radio conterà 38.000 passaggi pubblicitari, molti dei quali di industrie del tabacco americane ed inglesi come Golden American and Pall Mall Export. Storia di radio e pionieri, di pirati dell’etere e del mare. Se da un lato infatti Radio London e le radio offshore inglesi subirono aggressioni da parte dei marines, il vero e proprio giallo con tanto di battaglia navale e, purtroppo, di morto avvenne nei mari al largo dell’Olanda.

La guerra tra radio Veronica e Radio Northsee International fu prima verbale poi divenne una vera è propria battaglia tra pirati. L’epilogo nella notte del 15 maggio 1971, le 22:50, quando alcuni sommozzatori piazzarono una bomba sotto la chiglia della Mebo II, la nave di Radio Northsee International. “I due uomini d’affari svizzeri Erwin Meister e Edwin Bollier (da ciò il nome della nave Me=Meister, Bo=Bollier) avevano ricevuto da Radio Veronica – secondo il racconto di Bert Alting – l’equivalente di 450.000 euro per un accordo che prevedeva di non trasmettere in lingua olandese”. Il patto non fu rispettato e la ritorsione, nell’intenzione del direttore di radio Veronica, Bull Verweij, doveva essere quello di rompere gli ormeggi alla Mebo II e lasciarla alla deriva nelle acque territoriali olandesi, in modo da consegnarla alle autorità marittime del paese. La storia non andò proprio come la si aspettava e i sommozzatori fecero saltare in aria la nave proprio durante la diretta di un notiziario. Un marinaio affogò e per l’omicidio fu accusata radio Veronica il cui proprietario fu arrestato. Sarà in carcere quando, grazie al Marine Offences Act del 1 settembre 1974, il governo Olandese legalizzerà la radiofonia privata e radio Veronica diventerà una delle prime radio libere e private d’Olanda.