Pirati del mare e dell’etere, le radio offshore nella storia della radiofonia europea

Article published by La Voce D’Italia – Year: 2007 – Language: Italian

La Voce d'ItaliaUn vascello è ancorato al molo nel porto di Antwerpen in Belgo. Chi passa sulla banchina non ci fa caso, sembra una delle tante navi dimenticate a far muffa e ruggine, relitto destinato al cimitero delle imbarcazioni. Eppure quella nave ‘acciaccata’ è un pezzo di storia. La “Norderney”, infatti, è una delle prime sfide della radiofonia privata al servizio pubblico in Europa.

E’ il 1960 quando l’imbarcazione di radio Veronica, una vecchia nave faro tedesca chiamata Borkum Riff (la prima delle due, in servizio tra 1960 al 1964), prende il largo a 3 miglia dalla costa olandese in territorio internazionale per iniziare la propria personale sfida alla radiofonia e alla storia. “Gli studi di registrazione erano sulla terraferma” ci dice Federico l’Olandese Volante che di quella esperienza fu protagonista nel 1969 all’esordio della sua brillante carriera e che in quella radio resterà per un anno e mezzo. Nella radio non nella nave: “Le bobine si registravano sulla terraferma – continua – e venivano poi portare sulla nave e messe in onda. Ogni trasmissione durava 58 minuti, nei due minuti di stacco il tecnico improvvisava una diretta e poi riattaccava la bobina della trasmissione successiva. Noi della terraferma non eravamo punibili al contrario di chi era in mare che poteva essere arrestato. Veronica batteva bandiera panamense ed era in acque internazionali (per l’Olanda a 3 miglia dalla costa) e una volta una tempesta ruppe le catene delle ancore, la nave andò alla deriva entrando nelle acque territoriali olandesi. Tutto l’equipaggio fu arrestato”.

Di quell’esperienza, che precederà la consacrazione artistica con Radio Monte Carlo, Federico ne parla ancora con piacere e passione: “Passavamo musica attuale ma anche la musica che le allora radio pubbliche consideravano trasgressiva, band che di lì a qualche anno avrebbero fatto la storia della musica. Non dico che dovrebbero ringraziare noi ma radio come Veronica sono state le prime a seguire i gusti dei giovani dell’epoca”. Per la prima volta andrà on air anche il rock’n’roll in un panorama radiofonico europeo dominato esclusivamente dai colossi come BBC, Radio France International etc.

Radio Veronica non è stata l’unica delle radio offshore. Già nel 1958 Radio Merkut, su nave battente bandiera panamense, inizierà a trasmettere al largo della Danimarca, ostacolata dall’intervento delle autorità e costretta prima a cambiare nave poi a chiudere. E ancora Radio Caroline, con una flotta di ben tre navi, trasmetterà dal 1964 nel sud est dell’Inghilterra. Nello stesso anno Radio Northsee trasmetterà in un primo momento da una postazione fissa in mezzo al mare e dal 1971 al 1974 da una nave a tre miglia dalla coste olandesi (con il nome di Radio Northsee International.) Radio London, meglio conosciuta come Big L, trasmetterà quasi tre anni dal dicembre 1964 all’agosto 1967. In Svezia, Radio Nord sarà on air nel 1961 e ‘62. “Trasmettendo dai mari del nord” continua Federico “si aveva un bacino di utenza enorme: in 150 chilometri ci sono città come Londra, Amsterdam, Bruxelles, Rotterdam. Anche il mercato pubblicitario era appetibile e quindi le radio offshore iniziavano ad essere un business”.

Erano soprattutto gli americani che, attraverso questo mezzo non autorizzato ed a costi bassi, riuscivano a fare breccia nel mercato europeo mantenendo i loro livelli di investimento. Bert Alting, da sempre amante ed appassionato collezionista di tutto ciò che riguarda Radio Veronica, ricorda come, forte di circa 4 milioni di ascoltatori stimati, nel solo periodo tra marzo e novembre 1963 la radio conterà 38.000 passaggi pubblicitari, molti dei quali di industrie del tabacco americane ed inglesi come Golden American and Pall Mall Export. Storia di radio e pionieri, di pirati dell’etere e del mare. Se da un lato infatti Radio London e le radio offshore inglesi subirono aggressioni da parte dei marines, il vero e proprio giallo con tanto di battaglia navale e, purtroppo, di morto avvenne nei mari al largo dell’Olanda.

La guerra tra radio Veronica e Radio Northsee International fu prima verbale poi divenne una vera è propria battaglia tra pirati. L’epilogo nella notte del 15 maggio 1971, le 22:50, quando alcuni sommozzatori piazzarono una bomba sotto la chiglia della Mebo II, la nave di Radio Northsee International. “I due uomini d’affari svizzeri Erwin Meister e Edwin Bollier (da ciò il nome della nave Me=Meister, Bo=Bollier) avevano ricevuto da Radio Veronica – secondo il racconto di Bert Alting – l’equivalente di 450.000 euro per un accordo che prevedeva di non trasmettere in lingua olandese”. Il patto non fu rispettato e la ritorsione, nell’intenzione del direttore di radio Veronica, Bull Verweij, doveva essere quello di rompere gli ormeggi alla Mebo II e lasciarla alla deriva nelle acque territoriali olandesi, in modo da consegnarla alle autorità marittime del paese. La storia non andò proprio come la si aspettava e i sommozzatori fecero saltare in aria la nave proprio durante la diretta di un notiziario. Un marinaio affogò e per l’omicidio fu accusata radio Veronica il cui proprietario fu arrestato. Sarà in carcere quando, grazie al Marine Offences Act del 1 settembre 1974, il governo Olandese legalizzerà la radiofonia privata e radio Veronica diventerà una delle prime radio libere e private d’Olanda.

La caduta del muro di Berlino, un equivoco mediatico

Article published by La Voce D’Italia – Year: 2007 – Language: Italian

La DDR, il muro di Berlino, la Germania divisa. 18 anni fa l’inizio della fine per un clamoroso equivoco mediatico.

La Voce d'ItaliaWinfried Freudenberg è un nome che ai più non dirà proprio nulla. Eppure rappresenta l’ultima grande beffa di quel che rimane del muro di Berlino. Winfried, infatti, fu l’ultima vittima, ucciso dalle guardie di frontiera nel marzo del 1989. Solo qualche mese più tardi quel muro, la DDR e l’intero sistema di blocchi, la guerra fredda ed una visione bipolare del mondo non esisteranno più.

Tutto ha inizio alla fine della seconda guerra mondiale. La Germania non è più una nazione unita ed anche l’informazione si divide rispecchiando i blocchi di influenza che dividono l’Europa.

Nella Repubblica Federale Tedesca (RFT) nascono NWDR–Nordwestdeutscher Rundfunk (Northwest German Broadcasting – NWDR) di Amburgo, riaperta dalle forze di occupazione inglese per dare comunicati entro la British Zone, BR–Bayerischer Rundfunk in Baviera e SDR-Süddeutscher Rundfunk mentre nella Repubblica Democratica Tedesca (RDT o DDR) accanto alla Berliner Rundfunk, riattivata dalle Autorità militari sovietiche nel 1945, sorgono, nei 5 Länder, altrettante stazioni radiofoniche, poi soppresse nel 1952 perché “la radiofonia circolare” fosse ricostituita secondo il modello sovietico” (la cosiddetta Deutschlandsender, Radio Berlino) .

Deutschlandsender mantiene il nome pre-bellico e trasmette programmi dalla neonata Repubblica Democratica Tedesca con l’intento di raggiungere gli ascoltatori della Repubblica Federale. La Radio inizia a trasmettere su onde corte e su onde lunghe alla frequenza 185 kHz per poi passare in FM col nome di Radio Berlino.

Se ad oriente le radio si allineano alla “Russificazione” dei paesi del patto di Varsavia assoggettandosi alla propaganda comunista, in occidente alle radio nazionali si affiancano le nuove super-stations americane che sbarcano nel vecchio continente per portare un’informazione alternativa ai paesi che si trovano nell’emisfero sotto controllo Russo.

I venti di guerra che arrivano da est, infatti, fanno presagire una nuova guerra dell’etere e gli Stati Uniti iniziano una strategia mediatica che durerà fino ai giorni nostri. Forti dell’esperienza “mediatica” della seconda guerra mondiale, le radio americane (Radio Free Europe in testa) si propongono di spezzare la propaganda sovietica e la chiusura mediatica di regime con programmi di controinformazione.

Ma le trasmissioni oltre cortina non sono unilaterali. La guerra fredda diviene guerra dell’informazione e nel 1950 nella DDR nasce l’Ard, consorzio di lavoro federale che raggruppa gli enti radiofonici di diritto pubblico delle regioni tedesche, dando il via ai programmi per stranieri, i cosiddetti “Ausländerprogramme”.

La guerra dell’etere è senza frontiere e senza precedenti. Gli inglesi si affrettano a definirla “jamming”, marmellata, e alla corsa agli armamenti si aggiunge la corsa agli investimenti in grossi centri di trasmissione col duplice obiettivo di contrastare le trasmissioni del nemico e raggiungere i simpatizzanti e alleati nel territorio al di qua o al di là della cortina di ferro.

A Berlino, le autorità americane rispondono con la “Rundfunk im amerikanischen Sektor” (Radio in the American Sector o RIAS) il cui ascolto, ovviamente, viene scoraggiato e boicottato nella parte est della città.

E’ domenica 13 agosto 1961, ore 1:11. La radio di Berlino Est interrompe la trasmissione “Melodien zur Nacht” per una comunicazione urgente e straordinaria annunciando che “i governi degli stati del Patto di Versavia si rivolgono al Parlamento e al governo della DDR”. Il giorno prima l’Urss aveva negato il diritto di accesso degli occidentali a quella parte di Berlino sotto l’influenza sovietica. Le strade sono sbarrate e le metropolitane hanno soppresso le fermate che conducono a Berlino Ovest.

Qualcosa di strano sta succedendo. La decisione è presa: gli abitanti della Germania comunista possono recarsi nel settore occidentale solo con un permesso speciale.

Con i favori della notte si chiudono le arcate del ponte che collega le zone sotto influenza occidentale da quelle con influenza orientale. Mattoni e cemento realizzano una prima bozza del famigerato “muro”.

La porta di Brandeburgo diventa la porta di “confine” fra due mondi non si parleranno per quasi mezzo secolo: Berlino Est e Berlino Ovest.

L’Ansa segue, come in un bollettino di guerra, gli avvenimenti.

Alle 03:20 emette un primo comunicato: “Berlino – Il confine fra Berlino est e Berlino ovest è stato chiuso questa notte”.

Ore 03.28: “Autocarri carichi di truppe della RDT (la DDR) sono stati visti prendere posizione lungo la linea di confine presso la Porta di Brandenburgo. Il consiglio dei ministri ha deciso di attuare nel settore occidentale di Berlino i controlli abituali alle frontiere di uno stato sovrano. I cittadini della Germania orientale potranno entrare a Berlino ovest solo se in possesso di uno speciale certificato”.

Col passare delle ore appare chiaro che il muro circonderà Berlino Ovest e trasformerà i settori occidentali in un’isola all’interno dei territori orientali.

La propaganda via radio è particolarmente retorica. Karl-Eduard von Schnitzler, il commentatore capo di Ulbricht dichiarerà: “La botola Berlino Ovest è stata sprangata” o ancora ” La punta della lancia diretta al cuore della DDR è stata piegata.

Negli anni della Perestroika e del dialogo il muro sembra non vacillare tanto che il 19 gennaio 1989 Erick Honecker, segretario generale della SED (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands o Partito Socialista Unificato Tedesco), si affretterà ancora a precisare: “Tra 50 e anche tra 100 anni il muro ci sarà ancora, finché non saranno eliminati i motivi che giustificano la sua presenza”.

E invece la storia ed un clamoroso equivoco mediatico lo smentirà clamorosamente. Il nuovo governo di Krenz, succeduto ad Erick Honecker, decide di concedere ai cittadini dell’Est permessi meno restrittivi per viaggiare nella Germania dell’Ovest. Una notizia importante che merita clamori e fanfare di partito.

Viene affidato pertanto a Gunter Schabowski, il ministro della Propaganda della DDR, portavoce della Sed, il compito di darne la notizia. Di ritorno dalla sua vacanza e ignaro dei dettagli decisi, il 9 novembre 1989 si presenta alla conferenza stampa convocata alle ore 18.

In relativa fretta gli viene recapitata la notizia da dare: tutti i berlinesi dell’Est possono attraversare il confine con un appropriato permesso.

Poiché il provvedimento è stato preso poche ore prima della conferenza, lo stesso sarebbe dovuto entrare in vigore nei giorni successivi, dando così il tempo di dare la notizia alle guardie di confine.

Alle 18:53 il corrispondente Ansa da Berlino Est, Richard Ehrman, chiede da quando le nuove misure sarebbero entrate in vigore. Schabowski cerca inutilmente una risposta nel foglio che ha di fronte ma la velina del Politburo non chiarisce nulla.

La sua risposta è tanto imbarazzata quanto clamorosa: “ab sofort”, dice, gonfiando i guancioni e stringendosi nelle spalle dell’abito grigio del partito. “Per quanto ne so immediatamente”.

La voce di Günter Schabowski, in diretta sul canale tv DDR1 ed in diretta radiofonica, ha l’effetto di un gol ai mondiali all’ultimo minuto di gioco. La gente si riversa nelle strade urlando e festeggiando e le guardie di frontiera, a corto di informazioni, sono travolte da un’onda che da est e da ovest preme verso il muro. Le drammatiche consultazioni telefoniche dei membri del Politburo sono intente a decidere il da farsi: repressione o libertà? Ma la situazione è ormai ampiamente ingestibile. Si vota per la seconda. E’ la fine di un’epoca.