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La caduta del muro di Berlino, un equivoco mediatico

September 1, 2017 0 Comment


Article published by La Voce D’Italia – Year: 2007 – Language: Italian

La DDR, il muro di Berlino, la Germania divisa. 18 anni fa l’inizio della fine per un clamoroso equivoco mediatico.

La Voce d'ItaliaWinfried Freudenberg è un nome che ai più non dirà proprio nulla. Eppure rappresenta l’ultima grande beffa di quel che rimane del muro di Berlino. Winfried, infatti, fu l’ultima vittima, ucciso dalle guardie di frontiera nel marzo del 1989. Solo qualche mese più tardi quel muro, la DDR e l’intero sistema di blocchi, la guerra fredda ed una visione bipolare del mondo non esisteranno più.

Tutto ha inizio alla fine della seconda guerra mondiale. La Germania non è più una nazione unita ed anche l’informazione si divide rispecchiando i blocchi di influenza che dividono l’Europa.

Nella Repubblica Federale Tedesca (RFT) nascono NWDR–Nordwestdeutscher Rundfunk (Northwest German Broadcasting – NWDR) di Amburgo, riaperta dalle forze di occupazione inglese per dare comunicati entro la British Zone, BR–Bayerischer Rundfunk in Baviera e SDR-Süddeutscher Rundfunk mentre nella Repubblica Democratica Tedesca (RDT o DDR) accanto alla Berliner Rundfunk, riattivata dalle Autorità militari sovietiche nel 1945, sorgono, nei 5 Länder, altrettante stazioni radiofoniche, poi soppresse nel 1952 perché “la radiofonia circolare” fosse ricostituita secondo il modello sovietico” (la cosiddetta Deutschlandsender, Radio Berlino) .

Deutschlandsender mantiene il nome pre-bellico e trasmette programmi dalla neonata Repubblica Democratica Tedesca con l’intento di raggiungere gli ascoltatori della Repubblica Federale. La Radio inizia a trasmettere su onde corte e su onde lunghe alla frequenza 185 kHz per poi passare in FM col nome di Radio Berlino.

Se ad oriente le radio si allineano alla “Russificazione” dei paesi del patto di Varsavia assoggettandosi alla propaganda comunista, in occidente alle radio nazionali si affiancano le nuove super-stations americane che sbarcano nel vecchio continente per portare un’informazione alternativa ai paesi che si trovano nell’emisfero sotto controllo Russo.

I venti di guerra che arrivano da est, infatti, fanno presagire una nuova guerra dell’etere e gli Stati Uniti iniziano una strategia mediatica che durerà fino ai giorni nostri. Forti dell’esperienza “mediatica” della seconda guerra mondiale, le radio americane (Radio Free Europe in testa) si propongono di spezzare la propaganda sovietica e la chiusura mediatica di regime con programmi di controinformazione.

Ma le trasmissioni oltre cortina non sono unilaterali. La guerra fredda diviene guerra dell’informazione e nel 1950 nella DDR nasce l’Ard, consorzio di lavoro federale che raggruppa gli enti radiofonici di diritto pubblico delle regioni tedesche, dando il via ai programmi per stranieri, i cosiddetti “Ausländerprogramme”.

La guerra dell’etere è senza frontiere e senza precedenti. Gli inglesi si affrettano a definirla “jamming”, marmellata, e alla corsa agli armamenti si aggiunge la corsa agli investimenti in grossi centri di trasmissione col duplice obiettivo di contrastare le trasmissioni del nemico e raggiungere i simpatizzanti e alleati nel territorio al di qua o al di là della cortina di ferro.

A Berlino, le autorità americane rispondono con la “Rundfunk im amerikanischen Sektor” (Radio in the American Sector o RIAS) il cui ascolto, ovviamente, viene scoraggiato e boicottato nella parte est della città.

E’ domenica 13 agosto 1961, ore 1:11. La radio di Berlino Est interrompe la trasmissione “Melodien zur Nacht” per una comunicazione urgente e straordinaria annunciando che “i governi degli stati del Patto di Versavia si rivolgono al Parlamento e al governo della DDR”. Il giorno prima l’Urss aveva negato il diritto di accesso degli occidentali a quella parte di Berlino sotto l’influenza sovietica. Le strade sono sbarrate e le metropolitane hanno soppresso le fermate che conducono a Berlino Ovest.

Qualcosa di strano sta succedendo. La decisione è presa: gli abitanti della Germania comunista possono recarsi nel settore occidentale solo con un permesso speciale.

Con i favori della notte si chiudono le arcate del ponte che collega le zone sotto influenza occidentale da quelle con influenza orientale. Mattoni e cemento realizzano una prima bozza del famigerato “muro”.

La porta di Brandeburgo diventa la porta di “confine” fra due mondi non si parleranno per quasi mezzo secolo: Berlino Est e Berlino Ovest.

L’Ansa segue, come in un bollettino di guerra, gli avvenimenti.

Alle 03:20 emette un primo comunicato: “Berlino – Il confine fra Berlino est e Berlino ovest è stato chiuso questa notte”.

Ore 03.28: “Autocarri carichi di truppe della RDT (la DDR) sono stati visti prendere posizione lungo la linea di confine presso la Porta di Brandenburgo. Il consiglio dei ministri ha deciso di attuare nel settore occidentale di Berlino i controlli abituali alle frontiere di uno stato sovrano. I cittadini della Germania orientale potranno entrare a Berlino ovest solo se in possesso di uno speciale certificato”.

Col passare delle ore appare chiaro che il muro circonderà Berlino Ovest e trasformerà i settori occidentali in un’isola all’interno dei territori orientali.

La propaganda via radio è particolarmente retorica. Karl-Eduard von Schnitzler, il commentatore capo di Ulbricht dichiarerà: “La botola Berlino Ovest è stata sprangata” o ancora ” La punta della lancia diretta al cuore della DDR è stata piegata.

Negli anni della Perestroika e del dialogo il muro sembra non vacillare tanto che il 19 gennaio 1989 Erick Honecker, segretario generale della SED (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands o Partito Socialista Unificato Tedesco), si affretterà ancora a precisare: “Tra 50 e anche tra 100 anni il muro ci sarà ancora, finché non saranno eliminati i motivi che giustificano la sua presenza”.

E invece la storia ed un clamoroso equivoco mediatico lo smentirà clamorosamente. Il nuovo governo di Krenz, succeduto ad Erick Honecker, decide di concedere ai cittadini dell’Est permessi meno restrittivi per viaggiare nella Germania dell’Ovest. Una notizia importante che merita clamori e fanfare di partito.

Viene affidato pertanto a Gunter Schabowski, il ministro della Propaganda della DDR, portavoce della Sed, il compito di darne la notizia. Di ritorno dalla sua vacanza e ignaro dei dettagli decisi, il 9 novembre 1989 si presenta alla conferenza stampa convocata alle ore 18.

In relativa fretta gli viene recapitata la notizia da dare: tutti i berlinesi dell’Est possono attraversare il confine con un appropriato permesso.

Poiché il provvedimento è stato preso poche ore prima della conferenza, lo stesso sarebbe dovuto entrare in vigore nei giorni successivi, dando così il tempo di dare la notizia alle guardie di confine.

Alle 18:53 il corrispondente Ansa da Berlino Est, Richard Ehrman, chiede da quando le nuove misure sarebbero entrate in vigore. Schabowski cerca inutilmente una risposta nel foglio che ha di fronte ma la velina del Politburo non chiarisce nulla.

La sua risposta è tanto imbarazzata quanto clamorosa: “ab sofort”, dice, gonfiando i guancioni e stringendosi nelle spalle dell’abito grigio del partito. “Per quanto ne so immediatamente”.

La voce di Günter Schabowski, in diretta sul canale tv DDR1 ed in diretta radiofonica, ha l’effetto di un gol ai mondiali all’ultimo minuto di gioco. La gente si riversa nelle strade urlando e festeggiando e le guardie di frontiera, a corto di informazioni, sono travolte da un’onda che da est e da ovest preme verso il muro. Le drammatiche consultazioni telefoniche dei membri del Politburo sono intente a decidere il da farsi: repressione o libertà? Ma la situazione è ormai ampiamente ingestibile. Si vota per la seconda. E’ la fine di un’epoca.

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